Villa Sora

La Villa dei Duchi di Sora

Villa Sora è una delle Ville Tuscolane della prima metà del XVI secolo. In origine c’era solo una piccola torre lungo la strada che da Roma conduceva a Frascati, immersa nella tranquillità della natura tra vigneti e coltivazioni. La villa fu ampliata nella seconda metà del ‘500 e vide la presenza di uomini illustri (il cardinale Moroni, il papa Gregorio XIII, San Carlo Borromeo…) che vennero a cercarvi, a seconda delle personalità e dei tempi, raccoglimento e distacco dal mondo, volti alla contemplazione di Roma. Essere nella Villa voleva dire mostrarsi eredi degli antichi, dedicarsi agli otia e ai piaceri della vita agreste. Gli affreschi del salone principale, opera della bottega del Cavalier d’Arpino, celebrano le Muse, protettrici della cultura, perché Giacomo Boncompagni, primo duca di Sora e proprietario della Villa, riteneva di essere il loro protettore. E’ singolare coincidenza che in questa villa cinquecentesca oggi sorga una scuola che trae ancora alimento dalla cultura antica per preparare ai negotia della vita moderna.

Don Bosco a Frascati

In uno dei suoi venti viaggi a Roma don Bosco visitò due volte Frascati, una di queste l’8 febbraio 1867, passò davanti a Villa Sora, diretto verso l’eremo dei Camaldolesi di Monte Corona. E’ bello ascoltare dalla testimonianza scritta del giovane salesiano Giovanni Battista Francesia i particolari di quella visita: “Appena i religiosi seppero che don Bosco si avvicinava, gli andarono incontro alla distanza di un miglio. A Camaldoli eravamo tra fratelli. Io che non aveva mai veduto di quella sorte di monaci, guardava estatico e riverente quella lunga barba, quella fronte calva, la faccia macilente e quello sguardo sì sereno e celeste di que’ solitari. All’arrivo di don Bosco si inginocchiarono per terra, domandarono la sua benedizione e lo introdussero quasi in trionfo in Chiesa. Quali emozioni! Già la fama della sua virtù l’aveva preceduto, ed i buoni eremiti nel loro religioso affetto avevano congiurato contro di lui, per farlo fermare tra loro nella notte. Don Bosco però rispondeva di non poter accettare quel caro invito, perché doveva andare a pranzo dal Principe Falconieri, il quale in quel giorno per fare onore a don Bosco aveva fatto invito a molti. Il superiore del convento insisteva, Don Bosco continuava nella sua riposta negativa. Avevano un loro confratello già sano e buono assai ed ora era caduto infermo che delirava in modo spaventoso. Desideravano che lo visitasse, gli ponesse addosso la sua benedetta medaglia, e lo guarisse almeno nella mente. Che fecero? Sanno che colla preghiera si ottiene tutto. Quindi benché don Bosco avesse deciso di partire ed il suo segretario s’impazientisse, il Superiore esclamò: “Vedremo se il Signore mi farà la grazia che don Bosco mi nega: e mandò i suoi monaci davanti al SS. Sacramento”. Colle braccia aperte si posero tutti a pregare ai piedi del Tabernacolo, perché Iddio facesse decidere il suo Servo a pernottare in quella pia solitudine. Il superiore ed altri si erano gettati ai piedi di don Bosco, domandandogli per Gesù e Maria che non li volesse così presto abbandonare. Don Bosco intenerito disse allora: non sia mai detto che io neghi ciò, di che vien supplicato Gesù. E scrisse subito due lettere avvisando che avrebbe ritardato la visita e incaricando don Francesia di portarle a Roma, ed egli quieto come l’olio si fermò. Oh se avessi veduto quale gioia traspariva in quelle facce celesti, alla promessa che don Bosco una sera sarebbe stato con loro” (Memorie Biografiche di San Giovanni Bosco, volume VIII, pag. 661-662).

I salesiani a Villa Sora

I salesiani arrivarono a Frascati nel 1896 per dirigere il seminario diocesano, dopo tre anni si ritirarono dalla direzione, ma rimasero nel territorio tuscolano acquistando nel 1900 Villa Sora grazie ad un finanziamento della mamma di don Conelli, primo direttore dell’opera, e aprendo un collegio. Il direttore del tempo, in una lettera del 1901 a don Giulio Barberis, scrive: “Io sono qui avvolto in una vita quasi esclusivamente materiale per il riadattamento di questo locale, che un giorno sarà forse il migliore che la Congregazione possiede in Italia. Conviene vedere per farsene un’idea”. L’istituto, destinato a ragazzi provenienti da “famiglie di civile condizione” di Frascati e di Roma, iniziò con un ginnasio e una scuola elementare privati. Nel 1912, grazie all’intervento finanziario del papa Pio X, fu aperta la scuola normale pareggiata (per formare i maestri elementari cattolici del centro sud) con annesse scuole elementari pareggiate. Nel 1924 fu avviato il liceo classico, pareggiato nel 1925, e si chiuse la scuola normale a seguito della riforma Gentile. Durante la seconda guerra mondiale e in particolare nel bombardamento dell’8 settembre 1943, i salesiani si aprirono all’accoglienza di molte famiglie che rimasero senza casa e questa carità non fu mai dimenticata dalla popolazione di Frascati. In occasione del cinquantesimo dell’Istituto monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, che vi aveva predicato gli esercizi spirituali ai giovani nel 1930, sintetizzò bene l’attività educativa di Villa Sora “nella formazione intellettuale e morale di tanti giovani, di cui ora molti occupano con onore posti direttivi nella vita sociale e hanno fondato famiglie sulla salda base dei principi cristiani”. Nel 1966 i salesiani avviarono il liceo scientifico, nel 1986 aprirono anche alle ragazze e nel 2011 fecero nascere il liceo economico sociale.

Il collegio vide la presenza del beato Zeffirino Namuncurà nell’anno scolastico 1904-05 con il grande desiderio di “studiare per essere utile alla sua gente” e diventare salesiano sacerdote, ma la sua salute peggiorò velocemente, fu ricoverato in ospedale e morì a causa della tubercolosi. Il cardinal Giovanni Cagliero, primo vescovo salesiano, nominato Vescovo di Frascati, scelse di dimorare a Villa Sora in una camera con un piccolo studio per lui adibito e vi abitò dal 1919 al 1926, mentre provvide alla diocesi e al suo clero, fu presente anche in mezzo agli alunni del collegio. Nell’estate del 1929 il salesiano Eugenio Ceria scrisse a Villa Sora il più famoso testo sulla vita spirituale di don Bosco dal titolo “Don Bosco con Dio”.

E’ importante notare che la grandissima maggioranza del clero tuscolano è uscito da Villa Sora, come sottolinea don Chiari, preside dell’Istituto, dall’anno scolastico 1927-28 fino al 1935 i giovani seminaristi vennero affidati per gli studi ginnasiali proprio al collegio dei salesiani. Anche negli anni a seguire e di recente, molte vocazioni secolari, religiose e salesiane sono passate per Villa Sora e gli stessi attribuiscono agli anni vissuti in questa casa salesiana un ruolo fondamentale per la scoperta della propria vocazione. Se consideriamo che negli ultimi dieci anni quattro giovani sono diventati salesiani, due sacerdoti diocesani e uno Oblato di Maria Immacolata, ci rendiamo conto che, per dono di Dio, la fecondità vocazionale è buona.

Il carisma di don Bosco è stato originariamente quello di rivolgersi in maniera preferenziale ai “poveri”, ai ragazzi abbandonati che nell’Oratorio trovavano la figura di riferimento, pronta a colmare i vuoti educativi col “sistema preventivo”. A Villa Sora, sia durante gli anni del collegio sia in seguito alla chiusura del collegio e all’apertura ai soli ragazzi esterni per la scuola, l’insegnamento di don Bosco si declina a confronto con un universo differente. I salesiani sono chiamati a raccogliere la sfida di confrontare la propria identità di educatori anche in rapporto a famiglie “di civile condizione” che rappresentano per i figli un ambito di riferimento affettivo ed educativo già solido. Questa condizione non esime gli educatori dal misurarsi col problema di una gioventù piccolo e medio borghese che, nell’esprimere disagi ed esigenze, necessità di orientamento e sostegno, assume tratti da “poveri”. Il successo dell’applicazione del sistema di don Bosco a giovani della piccola e media borghesia pone la domanda di ripensare di continuo l’evoluzione delle strategie della “comunità educativa pastorale” salesiana prima all’interno del collegio e negli anni successivi della scuola.

Il presente e il futuro

Oggi Villa Sora vede la presenza della scuola media, del liceo classico, del liceo scientifico, del liceo economico sociale con circa 600 studenti, 60 docenti, 13 salesiani. La sfida maggiore che si trova ad affrontare è quella di stare al passo con i tempi attingendo alla tradizione ultracentenaria e adeguandola alla necessaria innovazione che richiede la cultura e la scuola odierna.

Con il decreto “Buona scuola” del governo Renzi (legge 107/2015) c’è stato un cambio di docenti laici mai visto in precedenza, 45 docenti su 60 sono stati assunti dalla scuola dello Stato e sono stati sostituiti da giovani docenti. Le giovani leve di insegnanti sono state scelte in base alla solida preparazione culturale e alla vicinanza al carisma salesiano, l’impatto sulla qualità della scuola, sulle attese delle famiglie e sui bisogni degli studenti è stato messo alla prova e, per ora, la sta affrontando egregiamente. Abbiamo attivato percorsi di formazione del nuovo personale, puntato molto sulla costruzione di una comunità educativa e sulla relazione personale con gli allievi. Sicuramente vediamo dei risultati positivi che nel tempo svilupperanno un’ulteriore crescita.

A questa situazione si somma la crisi economica con le conseguenti difficoltà di numerose famiglie del ceto medio a sopportare il pagamento di una retta scolastica, la denatalità che vede già nelle classi delle scuole elementari paritarie una notevole diminuzione di alunni, l’offerta formativa sempre più competitiva delle altre scuole superiori che cercano attraverso le loro proposte di conquistare sempre più studenti.

La domanda che sorge spontanea: è ancora valida la proposta educativa di Villa Sora? Riuscirà a reggere alle sfide odierne? Credo che la formazione intellettuale e morale cristiana di tanti giovani rimanga l’obiettivo centrale dei salesiani e nello stesso tempo il bisogno impellente delle famiglie, che si rivolgono a noi, e della società odierna.

Per realizzare questo stiamo cercando di mettere in atto un progetto culturale ed educativo su due assi portanti: un’antropologia della donazione, cioè un’idea di uomo che si realizza donando se stesso e non accumulando per sé e una casa dove si vivono relazioni nello stile di famiglia.

Riguardo al primo asse tentiamo di costruire un curricolo salesiano dello studente dove le singole discipline contribuiscono a trasmettere un alto grado di conoscenze e competenze e nello stesso tempo una visione di uomo dove il dono di sé, nella modalità vissuta da Gesù, rappresenta la piena realizzazione dell’umano. Insieme a ciò pensiamo e realizziamo durante l’anno: esperienze di volontariato verso i disabili, gli anziani, i ragazzi meno fortunati, i rifugiati politici sia come attività di alternanza scuola-lavoro, sia come dono gratuito del proprio tempo; corsi di educazione all’affettività con la metodologia del “teen star” a partire dal vissuto dei giovani; l’animazione di un’estate ragazzi per 600 bambini del territorio animata da circa 100 studenti della nostra scuola… Anche le visite culturali, le giornate di fraternità delle diverse classi, gli esercizi spirituali per fasce d’età, i gruppi d’interesse o d’impegno cristiano sono iniziative o cammini che contribuiscono a formare personalità robuste con valori radicati. Vediamo molti alunni felici di venire a scuola, di studiare con impegno e di prepararsi al futuro. Solida preparazione culturale ed educazione delle virtù sono anche oggi gli ingredienti che favoriscono la crescita di un uomo completo (buon cristiano e onesto cittadino).

Il secondo asse è il clima di famiglia, unica condizione che permetta un processo educativo. I giovani sentono Villa Sora come casa, molti di loro si fermano anche il pomeriggio per studiare nelle due biblioteche o nelle aule studio, per svolgere attività sportive, teatrali, culturali, per vivere cammini di gruppo. Avvertono un clima di amicizia e accoglienza, non si sentono dei numeri. Creare una scuola che sia casa dove i giovani si sentano amati, come ci ha insegnato don Bosco, è una condizione che difficilmente una scuola dello stato è in grado di realizzare, anche se sarebbe auspicabile che lo facesse. Villa Sora con il protagonismo dei giovani, l’entusiasmo dei docenti, l’incoraggiamento e la collaborazione delle famiglie, l’impegno dei salesiani sta continuando a creare una scuola che sia casa, parrocchia e cortile.

Un biglietto autografo di don Rua al primo direttore di Villa Sora recita: “il Signore non mancherà di benedirvi, se sarete fedeli nel servirlo”. E’ questo l’augurio per la casa salesiana che vi abbiamo raccontato.