Zeffirino Namuncurà, il musical a Villa Sora

Zeffirino Namuncurà, il musical a Villa Sora

Venerdì 25 ottobre andrà in scena presso il teatro di Villa Sora: “Zeffirino Namuncurà. Il principe della Patagonia“. Lo spettacolo è rivolto agli studenti, ai genitori, i cooperatori salesiani, gli amici, e gli ex-allievi.
La storia di Zeffirino Namuncurà viene proposta nell’originale forma di musical. Zeffirino, primo beato indio salesiano laico argentino è stato beatificato da Papa Benedetto XVI l’11 novembre 2007 a Chimpay.

 

La storia di Zeffirino Namuncurà

Nato sulle rive del Rio Negro, a Chimpay, in Argentina, il 26 agosto 1886. Figlio del “Grande Cacico” (capo) della popolazione indigena ubicata tra il Cile e l’Argentina. Il padre aveva per lui grandi progetti: ad undici anni lo iscrive alla scuola governativa di Buenos Aires con il desiderio di renderlo il futuro difensore del suo popolo. A Zeffirino però non piaceva lo stile della scuola, così il padre lo condusse al collegio salesiano “Pio IX”, dove da subito dimostrò interesse per lo studio e si appassionò al catechismo. Conobbe qui la storia di Domenico Savio, di cui diventò ardente imitatore, e ricevette la Prima Comunione. Questi due eventi segneranno la vita di Zeffirino.

A 16 anni viene accettato nel gruppo degli aspiranti a Viedma, capoluogo del vicariato apostolico, per iniziare lo studio del latino, prerequisito indispensabile per poter essere ordinato sacerdote. In quegli anni contrasse la tubercolosi, venne quindi fatto ritornare al suo clima nativo, ma questo non bastò. Si pensò dunque che in Italia avrebbe potuto trovare cure migliori. Una volta in Italia, Pio X lo ricevette in udienza privata, ascoltandolo con interesse e regalandogli una sua medaglia ad principes. Nel collegio salesiano di Villa Sora, a Frascati, Zeffirino – che pure incontrava qualche difficoltà con la lingua italiana – giunse in pochi mesi a essere il secondo della classe. Zeffirino aveva il desiderio di essere ordinato sacerdote, per poi tornare ad Evangelizzare il suo popolo: “voglio essere utile alla mia gente attraverso lo studio, la Cultura, la fede”, questo il suo “progetto di vita”.
Il 28 marzo 1905 le sue condizioni di salute si aggravarono e venne ricoverato presso l’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, dove si spense l’11 maggio seguente a 19 anni.

 

Lo spettacolo

Una voce fuori campo apre il musical: è quella di don Bosco che spera di mandare missionari in Patagonia. Subito dopo una luce abbagliante invade il palcoscenico, una “Croce” a simboleggiare la passione, la morte, la Resurrezione e la speranza, la Fede.
Lo spettacolo è un incontro con il popolo di Zeffirino, i Mapuche, con persone e amicizie che hanno illuminato il percorso di fede del giovane.
Le immagini proiettate sul fondale e le due quinte, sono gli elementi principali della scena: dalla Patagonia, con paesaggi e natura incontaminati, orizzonti sconfinati; alle città attraversate da Zeffirino nel suo percorso. Buenos Aires, Viedma, Genova, Torino vengono ripercorse tramite immagini, musiche e balli. Si raggiunge infine Roma e San Pietro, culla della cristianità.
Molteplici i temi affrontati nello spettacolo: la maternità, la povertà, la sofferenza, le guerre, la fratellanza, l’uguaglianza, l’emigrazione, il lavoro, la ribellione, la rinascita, la pace, l’amicizia, la morte, la Fede.
Uno spettacolo che è il racconto che attraversa la prima missione salesiana in Patagonia, la vita e le virtù del giovane mapuche.

A salire sul palco sarà la compagnia CRAZY GANG di Roma che unisce attori e cantanti professionisti, diretta da Marco e Stefano Stopponi. I testi dell’opera musicale sono di Tommaso Sbardella, docente a Villa Sora. Musiche del Maestro Roberto Gori, tra gli autori di colonne e arrangiamenti musicali più apprezzati in Italia.

 

Non solo teatro

Parte del ricavato della serata sarà devoluta alla Missione delle Suore Povere Bonaerensi di S. Giuseppe, molto vicine a Papa Francesco. La Missione si occupa di offrire un riparo e la possibilità d’istruzione ai bambini di strada.
«Molto caro alla nostra Congregazione – afferma il rettore maggiore dei Salesiani don Ángel Fernández Artime -, Ceferino incarnò in sé le sofferenze, le ansie e le aspirazioni del suo popolo e rappresenta ancora oggi un simbolo: quello della volontà di superare vincoli e limiti con il sostegno della fede». Proprio per questo può essere «un esempio per tanti giovani che a un certo punto della loro vita sentono una chiamata speciale all’impegno sociale e alla solidarietà».

 

Condividi: